Cortocircuiti della comunicazione

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Alla fine degli anni ’90 ho lavorato nella cooperazione internazionale, in Bosnia Erzegovina nello specifico. Conosco bene i problemi che la attanagliano, la cronica mancanza di informazione o peggio la disinformazione che ruota attorno a questo mondo. Dico questo poiché da qualche settimana passa in televisione uno spot con un messaggio chiaro, benché un po’ semplificato: che la cooperazione serve a costruire un mondo migliore. Tutto bene, se non fosse che alla fine dello spot ci viene detto che i contenuti dello spot sono dei suoi autori e “non possono in nessun caso essere considerati posizione dell’Unione Europea”.

Ora, riflettiamo un momento: l’Unione Europea eroga contributi per la realizzazione di spot sulla cooperazione internazionale (con tanto di dicitura “comunicazione istituzionale”) ma tiene a specificare che quei contenuti, cioè immagini e parole, non esprimono la sua posizione. Lo spot si chiude con tanto di logo della nostra Repubblica, che è parte integrante e fondante dell’Unione Europea. Sarebbe come se una grande azienda mandasse in onda uno spot nel quale, alla fine, si dicesse che quel suo prodotto/servizio non è esattamente quello che viene raccontato ma responsabilità dei pubblicitari. Assalito dai dubbi sono andato a rileggermi le linee guida dell’Unione Europea in materia, e con mio stupore trovo che corrispondono molto bene al messaggio dello spot.

Ora, i casi sono due: o siamo difronte alla nuova frontiera della comunicazione istituzionale, ed è possibile, oppure più banalmente siamo al cospetto di un corto circuito comunicativo che credo non faccia bene a nessuno: né all’Unione Europea, né allo Stato né soprattutto alla cooperazione internazionale. Ma è mai possibile?