Rocky, la storia di un film

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Esattamente quarant’anni fa usciva “Rocky”. A quel tempo Sylvester Stallone è un giovane attore squattrinato ma molto determinato, al suo attivo alcune piccole parti in film senza successo e un ruolo in porno soft. Leggenda vuole che una sera assista ad un incontro di pugilato, di quelli senza storia. Un pugile nero fortissimo contro uno bianco decisamente meno dotato, già sconfitto in partenza. Benché travolto dal pugile nero, il bianco resiste fino alla quindicesima ripresa. Folgorato, Stallone si chiude in casa e nell’arco di pochi giorni scrive la sceneggiatura di “Rocky”. Bussa alla porta di vari produttori ma nulla, finché un giorno quelli della MGM lo chiamano offrendo 35mila dollari (dell’epoca) per la sceneggiatura. Stallone rifiuta, vuole il ruolo da protagonista. Gli rispondono che non è possibile. Allora niente sceneggiatura. Quelli si rifanno avanti e offrono 170mila dollari e un ruolo secondario. Stallone rilancia: 30mila per la sceneggiatura e ruolo da protagonista. Del successo del film e di Stallone è storia nota. Eppure “Rocky” non è la storia di un pugile, è la storia di un uomo che cerca e crede in un riscatto, un riscatto che passa attraverso la famiglia e i suoi affetti. Nella celebre scena finale Rocky non esulta per il risultato, cerca Adriana.

Correva l’anno 1976.

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